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La castagna e la nocciola

La castagna e la nocciola, due dei prodotti principali nella cultura agricola irpina, frutto della più antica tradizione alimentare data dalla loro vasta diffusione sul territorio in cui sono storicamente presenti.

In passato, soprattutto nel periodo tra le due guerre mondiali, questi semplici alimenti rappresentavano una ricchezza per gli abitanti del posto, i quali ne esaltavano le caratteristiche e le qualità.

Era abitudine diffusa vendere vere e proprie “collane” di nocciole (“andrite”) o di castagne durante le feste in piazza oppure in occasione delle sagre.

La tostatura era una pratica semplice all’apparenza, lunga e meticolosa nell’esecuzione.

Nel caso delle nocciole, l’usanza della famiglia Di Gennaro era quella di lasciarle essiccare al sole, bagnarle con acqua in modo da toglierne la pellicina e, in seguito, bagnarle e quindi asciugarle per diverse volte, prima di provvedere alla tostatura e quindi alla vendita.

Le castagne invece venivano essiccate morbide, fatte cadere da un solaio, dove venivano lasciate riposare, attraverso un passaggio verticale che le portava direttamente su una brace su cui cuocevano per 7-8 ore circa.

Grazie a un notevole stato di umidità creatosi in precedenza, si evitava la bruciatura, e le castagne risultavano dorate e croccanti all’esterno mantenendo al tempo stesso un cuore tenero e dolce.

Impossibile descrivere l’intensità degli odori che si diffondevano negli ambienti circostanti.

Un piacere che inebriava l’olfatto, per poi dilettare tutti i sensi.

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